Lui & Lei
L’odore della vedova
Bolognavoglia
02.07.2026 |
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Lo fece alzare, gli aprì i pantaloni e tirò fuori un cazzo grosso, venoso e già bagnato di pre-eiaculazione..."
Nel piccolo paese di pietra di Pietralunga, incastonato tra le colline arse dal sole siciliano, l’estate sembrava non finire mai. Le strade strette e ripide odoravano di fichi maturi e terra calda. Maria Concetta, vedova da appena otto mesi, viveva nella grande casa di famiglia ai margini del paese. A quarantadue anni aveva ancora un corpo che faceva girare la testa: fianchi larghi, seni pesanti e una figa folta, nera come il peccato, che non aveva mai conosciuto la lama di un rasoio.Il notaio Vincenzo Lo Monaco, cinquantenne, sposato ma con una moglie che non gli toccava da anni, era l’unico che entrava spesso in quella casa. Si occupava delle pratiche della successione del defunto marito, ma da settimane le carte erano solo una scusa.
Quel pomeriggio di luglio il caldo era soffocante. Le persiane erano accostate, la luce filtrava dorata e polverosa. Maria Concetta indossava solo una vestaglietta leggera di cotone, senza niente sotto. Il notaio era seduto al tavolo del salotto, con la cravatta allentata e la camicia sudata appiccicata al petto.
«Dottore, ha finito con quei documenti?» chiese lei con voce bassa, appoggiandosi allo stipite della porta. Le gambe leggermente aperte, i peli scuri della figa che si intravedevano appena quando la vestaglia si apriva.
Vincenzo alzò gli occhi e deglutì. «Quasi, signora… ma c’è ancora una cosa da… verificare.»
Maria Concetta sorrise maliziosa. Si avvicinò lenta, fino a fermarsi davanti a lui. Senza dire una parola alzò un piede e lo appoggiò sulla sedia, tra le gambe del notaio. La vestaglia si aprì completamente. La sua figa pelosa, gonfia e già umida, era a pochi centimetri dal viso di lui.
«Senti quest’odore, notaio?» sussurrò. «È l’odore di una vedova che non scopa da troppo tempo.»
L’odore era forte, intenso, animale: un misto di muschio, sudore femminile e umori densi che colavano tra i peli neri e folti. Vincenzo gemette, il cazzo che gli diventava duro all’istante dentro i pantaloni. Affondò il naso tra quei peli bagnati e inspirò profondamente, come un drogato.
«Cazzo… che puzza buona…» mormorò con la voce roca. La lingua uscì fuori e leccò avidamente le grandi labbra pelose, raccogliendo i fili densi di umori che colavano. Maria Concetta gli afferrò la testa con entrambe le mani e gli spinse la faccia contro la figa.
«Leccami, porco. Leccami tutta. Succhiami questi peli bagnati.»
Vincenzo obbedì come un animale. Succhiava, leccava, infilava la lingua dentro quel buco caldo e viscido, mentre il sapore forte e salato gli riempiva la bocca. Maria gemeva forte, senza vergogna, muovendo i fianchi e strusciando la figa pelosa sulla faccia del notaio, lasciandogli i peli appiccicati al mento e al naso.
«Ti piace l’odore della mia figa di vedova, eh? È bella sporca… non la lavo da due giorni apposta per te.»
Lo fece alzare, gli aprì i pantaloni e tirò fuori un cazzo grosso, venoso e già bagnato di pre-eiaculazione. Si inginocchiò e lo prese in bocca fino in gola, sbavando e facendo rumori osceni, mentre con una mano si toccava la figa pelosa, infilando due dita dentro e tirandole fuori piene di umori filanti.
Poi lo spinse sulla sedia, gli salì sopra a cavalcioni e si impalò lentamente su quel cazzo duro. La figa bagnatissima inghiottì tutto in un colpo. I peli neri si appiccicarono alla base del cazzo del notaio mentre lei cominciava a cavalcarlo con forza.
«Ahhh… sì, sfondami! Senti come è bagnata? Senti come ti cola addosso?»
I rumori erano osceni: il suono bagnato della figa che sbatteva sul cazzo, i gemiti rauchi di lei, i grugniti di lui. Maria Concetta si chinava in avanti, facendogli succhiare i capezzoli duri, mentre la figa continuava a colare umori densi che gli bagnavano le palle e colavano fino al buco del culo.
Vincenzo la afferrò per le chiappe grosse e la scopava dal basso con violenza, spingendo fino in fondo. «Sei una troia… una troia pelosa e puzzolente…»
«Dimmi che ti piace la mia figa sporca!» gridò lei, accelerando.
«Mi piace da morire… voglio riempirla di sborra!»
Maria venne per prima, con un urlo animalesco, la figa che si contraeva e schizzava umori caldi sul cazzo del notaio. Lui resistette pochi secondi e poi esplose dentro di lei, scaricando getti densi e abbondanti di sperma nel profondo della vedova.
Rimasero così, ansimanti, sudati, con la figa pelosa ancora impalata sul cazzo che continuava a pulsare. I peli neri erano impastati di sborra e umori.
Maria Concetta sorrise, passandogli un dito sulla bocca.
«Domani torni per altre carte, notaio?»
Vincenzo le leccò il dito sporco.
«Tutti i giorni, signora. Fino a quando questa figa pelosa non sarà soddisfatta.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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